Assegno per i figli, Cassazione: finiti gli studi trovarsi un lavoro è «d’obbligo»

Assegno per i figli, Cassazione: finiti gli studi trovarsi un lavoro è «d’obbligo» Solo in Italia si mantiene un figlio fino a trenta anni. La Cassazione chiede un’inversione di rotta per passare dal principio «del diritto a qualunque diritto» al concetto di dovere, come impone l’evoluzione sociale

Finiti gli studi, siano quelli liceali, la laurea triennale o la specialistica, un figlio ha il dovere di trovare un’occupazione e rendersi autonomo. Senza coltivare velleità incompatibili con il mutato mercato del lavoro. Perché l’assegno di mantenimento ha una funzione educativa e non è un’assicurazione. La Cassazione, supera anche il giro di vite affermato in passato stigmatizzando il comportamento del “bamboccioni” con i capelli grigi. Con la sentenza 17183, i giudici affermano l’obbligo del figlio di attivarsi per cercare un lavoro qualunque per rendersi autonomo, in attesa di un impiego più aderente alle sue aspirazioni. Perché non può pretendere «che a qualsiasi lavoro si adatti soltanto, in vece sua, il genitore».

La Suprema corte chiede un cambio di passo per passare dal principio del «diritto ad ogni possibile diritto» al concetto di dovere. Dall’assistenzialismo all’autoresponsabilità, come impone l’evoluzione della nostra società. Viene così respinto il ricorso di una madre che contestava la scelta della Corte d’appello di revocare l’assegno, versato dall’ex marito, in favore del figlio, un trentenne professore di musica precario, e di revocare anche l’assegnazione della casa coniugale. I giudici territoriali facevano, infatti, notare che, ormai in ogni paese del mondo si dà per presunta, salvo l’esistenza di deficit, l’indipendenza economica a trenta anni, meno in Italia. Né la mancanza di un lavoro, in alcuni momenti storici, può equivalere all’impossibilità di mantenersi da soli.
di Patrizia Maciocchi
Dal Sole 24 ore